La brigata del giovedì

scritto da autentico Marcello
Scritto 15 giorni fa • Pubblicato 12 giorni fa • Revisionato 4 giorni fa
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Una grande amicizia muore per un xoffio di boro talco
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Testo: La brigata del giovedì
di autentico Marcello

La brigata del giovedì

Ho scritto due articoli sulle condizioni dell'umanitâ : uno racconta di una repuubblica abitata da cretini,  l'altro da persone vere. Si tratta di favole e come tali hanno lo scopo ben preciso di rappresentare solo delle ipotesi esagerando sulle definizioni proprio per la ragione di essere favole nelle quali si devono portare all'esagerazione gli argomenti per rendere più piacevole la lettura.

Entrando nei soggetti base dei racconti risulta una realtâ ben  diversa e spesso colma di paradossi veri.

Ecco il racconto di un episodio vero che ebbe la forza ci distruggere un'amicizia. 


La Brigata del Giovedì era un piccolo mondo armonico: cinque amici che, quando ridevano, sembravano accordarsi come strumenti di un’orchestra invisibile.

Ogni giovedì, il tavolo di legno diventava il loro altare laico: lì si celebrava la liturgia della risata, della confidenza, della complicità. Ruggero era il fuoco, Tito il vento, Elvira l’acqua, Sandro la terra.

E Giacomo, con le sue storie, era l’etere che li teneva sospesi.

La torta che voleva essere una nuvola.

Quella sera Giacomo portò una torta. Una torta semplice, fatta con cura, con un orgoglio quasi infantile.

Ma per un errore buffo — un errore che solo la vita sa inventare — lo zucchero a velo era stato sostituito dal talco profumato. La torta non era più una torta: era una nuvola domestica, un piccolo cumulo bianco che profumava di “Freschezza Alpina”. Quando Tito soffiò sopra, il talco si sollevò come neve. Una nevicata minuscola, poetica, assurda. La Brigata esplose in una risata luminosa.

E in quel momento, la torta?  Nuvola divenne il simbolo perfetto della loro amicizia: qualcosa di leggero, buffo, imprevedibile, fragile.

La battuta che incrina il simbolo.  Poi Tito disse, ridendo:  Giacomo, questa torta è più fresca di un ghiacciaio. Se la mangi, ti viene il fiato di un cervo delle Dolomiti.  Una frase innocua.   Una sciocchezza.

Una piuma. Ma quella piuma cadde esattamente sul punto fragile del simbolo.   .Giacomo si irrigidì.

La torta?  nuvola, che prima era un miracolo comico, divenne improvvisamente la prova della sua goffaggine, della sua esposizione, della sua vulnerabilità.   La risata, che prima era un ponte, diventò una lama.

Il paradosso: il simbolo che si spezza.   Le parole si fecero dure.

La torta? Nuvola rimase lì, immobile, come un piccolo pianeta bianco che non sapeva più cosa rappresentare. Sandro, che non si arrabbiava mai, disse:  Se non si può ridere di una torta che nevica, di cosa si può ridere?  

E fu la fine.

Giacomo prese la torta nuvola ed uscì.

La Brigata rimase sospesa, come se qualcuno avesse spento la luce del loro piccolo universo.


La morale simbolica.
La torta?   Nuvola era il simbolo della loro amicizia:
leggera, buffa, fragile, luminosa.  E proprio come un simbolo, conteneva un paradosso, la stessa leggerezza che li univa era anche la crepa che li avrebbe separati. Non fu la battuta a spezzare la Brigata.

Fu la paura di essere ridicoli davanti a chi si ama.

Fu la fragilità nascosta dentro la comicità.

Fu la nuvola che non voleva essere presa troppo sul serio.

Così la Brigata del Giovedì si dissolse:  non per una tragedia, non per un torto, ma perché il loro simbolo — una torta che nevicava — era troppo leggero per reggere il peso dell’orgoglio.



La brigata del giovedì testo di autentico Marcello
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